Tfr da 26 milioni per gli ex onorevoli



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Quella che si è aperta è la legislatura che dovrà sborsare di più per il tfr dei suoi ex onorevoli.

Già, perché per pagare le buonuscite, Camera e Senato stanno per staccare bonifici che sfiorano circa, secondo le stime, 26 milioni di euro. È la liquidazione, una sorta di tfr ma esentasse, che spetta di diritto ai parlamentari uscenti non rieletti. Entro trenta giorni dalla proclamazione dei nuovi inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama, è previsto un assegno di fine mandato per chi se ne torna a casa. Più sobriamente è chiamato «assegno per il reinserimento nella vita lavorativa» del parlamentare, che spesso però esce dal Palazzo ormai in età di pensione. Ammonta a circa novemila euro per ogni anno trascorso in Parlamento, pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità parlamentare versato in ogni anno di mandato.Va detto che si tratta di denaro trattenuto ogni mese dalla busta paga di 10.400 euro lordi dei parlamentari. Questo denaro può essere reclamato in anticipo, alla fine di ogni mandato o accumulato. In ogni caso, la cifra viene finanziata dagli stessi contributi dei parlamentari senza veri oneri a carico del bilancio dei due rami del Parlamento.

Ma parliamo pur sempre di soldi pubblici.

Il premio di consolazione è arrivato per Pasqua al 65% dei parlamentari della scorsa legislatura che non sono stati rieletti il 4 marzo. Numeri alla mano, dunque, a 567 deputati e senatori che hanno detto addio alla poltrona, vuoi perché non si sono ricandidati, vuoi perchè costretti dal verdetto delle urne. Ognuno di loro intascherà 45mila euro per i cinque anni appena trascorsi in Parlamento, per un conto totale che si aggira intorno a 26 milioni di euro. Ma è una stima per difetto, perché nel pattuglione dei non rieletti, ci sono i molti pezzi da novanta che lasciano con un carico di numerose legislature. Quattro quelle che ad Angelino Alfano, dopo 17 anni trascorsi nei palazzi, dalla Giustizia, al Viminale fino alla Farnesina, consentiranno di incassare, se in parte non l’abbia già fatto, 180mila euro.

La «madre nobile» del Pd, come lei stessa si è definita, Rosy Bindi lascia senza rimpianti dopo aver varcato l’ingresso della Camera per la prima volta nel 1994:

«Ho lavorato in questo palazzo per 23 anni, vorrei tornare agli studi, al mio vecchio amore per la teologia».

A 67 anni e sei legislature negli anni ha accumulato 270mila euro di «tfr».

«Sono in Parlamento dal 1992 e prima sono stato consigliere regionale. Penso di avere già dato»

ha dato, Carlo Giovanardi e infatti ora il record dei tesoretti di fine mandato è suo. Con sette legislature e 35 anni di «servizio», la buonuscita complessiva di una carriera ha raggiunto 315mila euro. La gran parte già incassati per le cinque legislature a Montecitorio. Anna Finocchiaro ci è entrata nel 1987 e ci è rimasta fino al 2006 per poi trasferirsi al Senato, fino a oggi. Per questo da Palazzo Madama le spettano 108mila euro. Può contare su un lauto assegno di addio anche Denis Verdini. Dopo i 135mila euro di fine mandato accumulati per le sue tre legislature alla Camera, ha diritto a gli altri 45 per l’ultima al Senato.

Il doppio, per gli ultimi due mandati al Senato dei quattro totali in Parlamento, spettano al democratico Vannino Chiti, che si è ritirato dalla corsa. Ci ha provato di nuovo invece Beppe Fioroni, candidato dal Pd alla Camera a Viterbo, senza però essere eletto. A Montecitorio lo era già stato nel 1996, 2001, 2006, 2008, 2013: per lui un tesoretto complessivo di 198mila euro già incassati o da incassare.

«Potevo avere degli incarichi importanti in questa legislatura ma quando sentì un richiamo è più forte di te»

Alessandro Di Battista, dopo che aveva già annunciato l’arrivederci alla politica, è pronto a partire per l’America, dove realizzerà reportage per il Fatto Quotidiano. Nel curriculum, per ora, un solo mandato e una legislatura. E 45mila euro da incassare. Ma….come qualcuno ricorda, purtroppo molti giornalisti no, tutti gli eletti del m5s, inclusi i consiglieri regionali, in base allo statuto da loro firmato, in caso di elezione devono firmare e rifiutare categoricamente l’assegno di fine mandato. Cosa che ha fatto anche Di Battista insieme a tutti i suoi colleghi.

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