Con le tasse paghiamo anche questi



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CON LE TASSE PAGHIAMO ANCHE QUESTI

Lo sappiamo tutti: in italia la spesa pubblica è alle stelle, il debito pubblico ci soffoca e soffocherà il futuro delle generazioni a venire. Lo stato spende e spande, e questa classe politica ha fallito su tutti i fronti a garantire lavoro, benessere e crescita. Questo è quello che sentiamo dire nei bar, nelle piazze, nelle strade, e corrisponde spesso a verità.

Allo stesso tempo, però, dobbiamo chiederci: è giusto lasciare tutto in mano ai privati? Dobbiamo prestare molta attenzione ad un processo, lento ma costante: lo smantellamento dello stato sociale e del carattere “pubblico” dei servizi essenziali. Si parla di Acqua, energia, gestione dei rifiuti, ospedali, scuole, teatri, musei. In pratica, si tratta dei beni comuni, di quello che appartiene ai cittadini che formano una comunità. Non ci devono essere sprechi, è vero, ma allo stesso tempo ricordiamoci che il capitalismo finanziario internazionale vuole comprare tutti i nostri beni pubblici, senza limite, e i nostri politici per raccogliere consenso e denari sono pronti a vendere.

Con questa premessa, vi descriviamo con parole semplici l’ultima relazione della corte dei conti che ha messo ai raggi x le 7181 società partecipate, vale a dire società di diritto privato alle quali partecipa un ente pubblico. Di queste 7181 società, ben 2900 NON HANNO UN BILANCIO D’ESERCIZIO, vale a dire che nessuno, se non chi ci lavora o chi si trova in possesso di documenti segreti, può valutare la situazione economico finanziaria delle aziende. Queste 2900 società sono delle vere e proprie bombe ad orologeria, buchi neri di risorse pubbliche, in barba ai cittadini onesti, che pagano le tasse per sostenere questo sistema. Ben 776 società sono il prototipo classico del “carrozzone”. in queste società infatti, si hanno più amministratori che dipendenti,cioè ci sono più persone che si occupano di amministrazione interna rispetto al numero di operatori che effettivamente offrono un servizio al cittadino.  Di fronte a questi scempi, la magistratura contabile, per quanto possibile, ha dato due soluzioni: prendendo come riferimento gli ultimi 5 bilanci, se una partecipata ha riportato perdite in almeno quattro esercizi deve essere chiusa. Inoltre, in questo caso, la società deve decurtare i compensi agli amministratori e cominciare ad accantonare risorse per ripagare il debito.

Noi di socialTv attendiamo ancora una seria riforma delle società partecipate che non guardi in faccia nessuno, che impedisca ai politici eletti di turno di usare le risorse pubbliche come fondi per la propria campagna elettorale perchè questo è quello che succede con le partecipate in perdita costante di cui vi abbiamo appena parlato. Ricordiamoci, però, che una generica “lotta agli sprechi” è la migliore alleata di chi vuole svendere pezzi di stato, che appartiene a tutti noi cittadini e non al politico di turno.

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