Renzi pensiona i magistrati scomodi



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Lo sapete chi è Giovanni Colangelo? È un magistrato che è andato in pensione pochi giorni fa. Niente di che direte voi, dato che in media 70 magistrati lasciano la toga ogni anno. Ma la questione del suo pensionamento è un po’ diversa dalle altre, e ora vi diremo il perché.
Giovanni Colangelo, con la pensione, lascia la guida della Procura di Napoli, dove stava coordinando inchieste importanti, molto importanti e soprattutto fastidiose.
E tra le tante, sapete quale? Quella sugli appalti pubblici da cui è scaturita l’indagine sul padre di Matteo Renzi, poi trasferita a Roma per competenza territoriale. Sarà solo una coincidenza? Sembrerebbe proprio di no.
Per capirlo riportiamo le dichiarazioni del magistrato di questi ultimi giorni.
«Sono sereno, ma anche un po’ rammaricato. Ovviamente nessuno è indispensabile, però mi sarebbe piaciuto portare a compimento progetti che stavano dando buoni risultati».
Da queste poche parole si capisce chiaramente che non fremeva dalla voglia di portare il cane al parco o andare al circolo del bridge, ma che invece aveva voglia di continuare a prestare servizio. Dovete sapere che martedì 14 febbraio, quindi 3 giorni prima che Colangelo desse l’addio alla carriera lavorativa, al Senato, due parlamentari del Pd sono stati sostituiti in Commissione Giustizia. E sapete perché? Per impedire che votassero un emendamento che avrebbe esteso la proroga, e avrebbe potuto lasciare in servizio il Magistrato. Incredibile vero? Sentiamo ora la sua reazione a questa notizia:
«L’ho saputo, e sono rimasto sorpreso dalla determinazione del governo e del gruppo parlamentare del Partito democratico a non far votare quell’emendamento dall’assemblea. Una determinazione degna di miglior causa, sinceramente. Anche perché in questo modo si incide direttamente sulla composizione dell’organico della magistratura, e questo non è un particolare irrilevante. Con la sostituzione di due senatori in commissione, si è voluto impedire che l’aula del Senato potesse decidere se approvare o meno l’emendamento, che stava raccogliendo consensi trasversali, e dunque aveva buone probabilità di essere accolto. Ma poteva anche essere respinto, del tutto legittimamente. Invece c’è stata la volontà di non farlo arrivare in aula, con una decisione che ha un solo precedente in questa legislatura».
In pratica, nessuno ha spiegato al Magistrato che voleva avere il tempo di proseguire con volontà il suo impegno, per quale motivo non si è voluto concedere la proroga, che, badate bene, non mirava a rialzare l’eta della pensione, ma solo a lasciare in servizio chi fosse stato disponibile fino alla copertura degli organici. Ricordiamoci che oggi in Italia, gli organici della magistratura. cioè le persone che ci lavorano, sono sotto di circa 1.000 persone.
È pensare male, secondo voi, notare la coincidenza con l’emersione dell’inchiesta a carico del padre dell’ex presidente del Consiglio, avviata proprio da quell’ufficio?
Secondo noi no, perché è un dato oggettivo, così come è un dato oggettivo che l’impalcatura dell’organico della magistratura viene indebolita dalla decisione di non lasciare in servizio i magistrati in età pensionabile fino al riempimento dei vuoti. Perché per procedere alle nuove nomine ci vorranno mesi, così come per fare i nuovi concorsi. Serebbe stato solo buon senso, ma non se n’è voluto nemmeno discutere, nonostante le promesse fatte dal Governo all’Associazione magistrati e gli auspici in tal senso della commissione parlamentare antimafia. Torniamo alle parole del Magistrato. Sentite come risponde Colangelo alle domande dei giornali:
Ritiene che la proroga concessa ai soli vertici della Cassazione e non ai magistrati come lei fosse ingiusta?
«Sono d’accordo con i rilievi fatti dall’Anm, è stata una scelta discriminatoria, attraverso la quale il governo ha deciso chi lasciare in servizio e chi no. Dopodiché c’era modo di rimediare, ma non s’è voluto nemmeno discuterne».
Che cosa rimpiange di lasciare alla Procura di Napoli?
«Credo che in questi anni siamo riusciti a fare cose importanti: dal coordinamento con la Procura dei minori per provare ad arginare il gravissimo fenomeno della criminalità minorile al sequestro di patrimoni milionari, come l’ultimo ai danni di presunti inquinatori ambientali, fino al tentativo di accelerare il più possibile i tempi delle inchieste e dei processi. C’è un po’ di amarezza per non poter proseguire, ma ci penseranno i miei validissimi colleghi».
Bene amici, a noi questa strana coincidenza non convince per nulla, somiglia molto ad altri innumerevoli casi dove lo Stato decide di spostare le pedine quando la partita inizia a prendere una brutta piega per il potente di turno, in questo caso il padre di Renzi e quindi, molto probabilmente il futuro del PD. E questo oltre ad essere inaccettabile, ci fa davvero schifo.

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