Renzi e ILVA solo bugie



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DA RENZI SOLO BUGIE E PROMESSE SUL CASO ILVA

Sicuramente avete già sentito parlare del caso Ilva.
Nel 1995 la società viene acquistata dal gruppo Riva, e finisce sotto inchiesta nel 2012.
Tra i 53 indagati ci sono: i titolari Emilio, Nicola e Fabio Riva, alcuni dirigenti della società, consiglieri regionali, il sindaco di Taranto e lo stesso governatore della puglia Nichi Vendola.
Il patron dell’ilva, Emilio Riva, nonostante si sia sempre dichiarato anti-politico, nel 2006 ha finanziato Forza Italia per una cifra di 245 mila euro. Mentre nel 2007 ha donato all’ex-segretario del PD Pier Luigi Bersani 98 mila euro. Del perché un anti-politico, con enormi interessi economici, finanzi un partito o addirittura solo il segretario di un partito, non ci è dato saperlo ma, possiamo immaginarlo. Andiamo avanti: Il 4 giugno 2013 il Governo approva un decreto con il quale viene stabilito il commissariamento della società. Ovvero la società finisce sotto la gestione di un commissario straordinario incaricato dal governo.
Da allora lo stato ha versato diversi milioni di euro per il mantenimento dello stabile, nonostante esso non sia più competitivo nel mercato siderurgico, ovvero risulta in perdita. Favorendo così uno spreco di denaro pubblico ed un inquinamento ambientale continuo.
L’acciaieria ha circa 3 miliardi di debito verso banche e fornitori, debito che continua ad aumentare sempre di più e che molto probabilmente sarà risanato con denaro pubblico.
Nel giugno 2015 arriva la condanna definitiva per i Riva, anche se, Emilio Riva è deceduto un anno prima della sentenza a 88 anni. Mentre Nichi Vendola fu assolto.
Fino ad oggi sono stati fatti 11 decreti salva Ilva e nessun decreto salva Taranto. Di fatti, malgrado i scandali e le perizie sull’inquinamento, l’acciaieria non ha mai smesso di produrre e dunque di inquinare. Secondo quanto annunciato senatore Carlo Martelli alla fiducia dell’ultimo decreto, nonostante il commissariamento, non è mai stato fatto nessuna messa a norma degli impianti dell’area a caldo e dei 530 milioni di euro stanziati dallo stato solo 860.500 euro sono stati spesi per le misure di tutela ambientale e sanitaria, mentre 529 milioni per altro.
Finalmente, il 30 di novembre del 2016, in piena campagna referendaria, il nostro caro Matteo Renzi annuncia circa 1,3 miliardi destinati al risanamento ambientale di Taranto. Soldi che sarebbero arrivati come risarcimento grazie ad un accordo con i Riva. Accordo che per Renzi era già concluso. Martedì 14 febbraio, invece, il Giudice per le Indagini Preliminari Maria Vicidomini ha bocciato l’accordo annunciato dall’ex premier in campagna referendaria.
Il motivo? “La cifra è inadeguata”. Sono troppo pochi i soldi messi sul piatto dai Riva, per poter ricevere una sorta di trattamento morbido sotto il profilo giudiziario.
Per il GIP Maria Vicidomini, gli sconti di pena sono troppo esigenti, a fronte di un risarcimento inadeguato al risanamento ambientale di Taranto. Il problema non finisce qui, infatti, a prescindere dalla quantità ritenuto insufficiente dal tribunale, al momento, i soldi non ci sono proprio. O meglio: sono depositati in sette trust sull’isola di Jersey. Lunedì 13 febbraio il Tribunale federale di Losanna, in Svizzera, avrebbe dovuto confermare il trasferimento della cifra ma è stato costretto a rinviare la decisione al 31 marzo, poiché l’isola di Jersey non ha dato risposta.
Insomma, gli 1,3 miliardi annunciati con certezza da Renzi sembrano essere sempre più lontani da Taranto.
E ancora una volta, il nostro pinocchio non ci smentisce mai: almeno questo è una garanzia, il risanamento ambientale di Taranto no.

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