Reddito di inclusione o compravendita ?



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REDDITO DI INCLUSIONE O COMPRAVENDITA DI VOTI ?

In questi giorni è diventata legge la misura denominata “reddito di inclusione”, approvata dal Senato dopo l’approvazione a luglio da parte della Camera dei Deputati. Manca solo il decreto attuativo e la legge sarà operativa a tutti gli effetti. Di cosa si tratta? Le veline governative parlano di un aiuto di 500 euro al mese per 400 mila famiglie, con un esborso annuo da parte dello Stato pari a 1 miliardo e 600.000 euro. Peccato che 500 euro l’anno per 400 mila famiglie comportano una spesa per lo stato di 2 miliardi e 400, quindi la velina di presentazione del provvedimento fa acqua di 800 milioni oppure parla di una copertura per 140.000 famiglie in meno, ma in mancanza di un decreto attuativo, dobbiamo accontentarci, tanto questa roba la vedremo, se la vedremo, tra un congresso e un altro, dopo le elezioni politiche. Nel frattempo, arriva in tutta Italia il sostegno per l’inclusione attiva, il famigerato SIA, una carta prepagata da 400 euro mensili da spendere nella grande e media distribuzione. Un modo per alleggerire la spesa dei meno abbienti, ma anche per aiutare le catene distributive medie e grandi che accettano la famosa prepagata. In Italia, i poveri certificati sono circa 4 milioni e mezzo, ma oggi non vogliamo commentare l’introduzione di questa misura, inventata dal ministro Tremonti 10 anni fa, semplicemente vi ricordiamo cosa ebbero da dire gli esponenti del PD nel 2008, rispetto a questa iniziativa del ministro Tremonti, che alla sua introduzione si chiamava Social Card invece che Sostegno per l’inclusione Attiva. Vi assicuriamo che è molto divertente.

«Voglio sperare che il governo non riduca alla social card l’intervento a favore dei redditi. Di questi tempi, se fosse solo questo, apparirebbe come una drammatica beffa». (Pierluigi Bersani, 26 novembre 2008)

«La social card è la cifra delle misure contraddittorie e insufficienti di questo governo». (Rosy Bindi, 26 novembre 2008)

«La social card è una idea demagogica e poco dignitosa anche a fronte della condizione dei tanti lavoratori che finiranno in cassa integrazione e di quei precari privi anche di questa tutela». (Anna Finocchiaro, 26 novembre 2008)

«La social card è un esempio di quel capitalismo compassionevole che respingiamo completamente». (Enrico Letta, 27 novembre 2008)

“una misura assolutamente inadeguata”. (Piero Fassino, 28 novembre 2008)

«Meglio pochi soldi che niente ma non si può affrontare la crisi con delle una tantum». (Sergio Chiamparino, 7 dicembre 2008)

«La social card è stato un flop». (Andrea Orlando, 10 gennaio 2009)

«La crisi non la si affronta con il conservatorismo compassionevole: con la social card sono stati dati spiccioli ai poveri». (Giorgio Tonini, 11 gennaio 2009)

«Il governo non può pensare di risolvere con la social card i problemi dei poveri e delle aree di emarginazione sociale che sono in aumento». (Guglielmo Epifani, 11 marzo 2009)

Insomma, avete capito l’aria che tira, spesso dichiarazioni, leggi, azioni politiche anche di partiti altisonanti e con una grande storia, si agitano come banderuole anche nei confronti del primo problema del nostro paese: la povertà. Ma non saranno proprio i partiti, che con il loro operare approssimativo e poco responsabile, sono una delle cause della povertà del nostro paese? Come al solito, scrivete nei commenti quello che pensate. Saluti.

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