Notiziario nr 2 di SocialTV



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Ieri in Senato il Movimento 5 stelle ha presentato una mozione di sfiducia contro il Ministro dello Sport Luca Lotti ma la mozione viene respinta con ampia maggioranza. Decisiva Forza Italia che astenendosi dal voto ha salvato Lotti. Oggi è stata la volta di Minzolini , condannato in via definitiva  per peculato con interdizione ai pubblici uffici. Passa l’ordine del giorno a firma del senatore Caliendo di Forza Italia, che proponeva di respingere la deliberazione con cui, sette mesi fa, la Giunta per le autorizzazioni,  aveva deciso per la revoca del mandato parlamentare del Senatore. Questa volta per il salvataggio sono stati decisivi i voti del PD. Insomma uno “scambio di prigionieri” o se preferite di favori, una mano lava l’altra e il Patto del Nazareno continua a dare i suoi frutti marci. Oggi sono tutti felici e contenti , il Senato festeggia la salvezza di Minzolini con  applausi scroscianti. Ma non farebbero prima a fare un unico partito? Tanto oramai è chiaro a tutti. Minzolini non poteva difendersi perché già condannato, mentre Lotti si è difeso a parole. Noi avremmo preferito una risposta: Se Morroni ha mentito, perché Lotti non lo ha querelato? Per allontanare le accuse bastava una denuncia, le parole poteva risparmiarsele.


La Corte di giustizia dell’Unione Europea si è espressa su due casi avvenuti in Francia e Belgio che riguardavano il diritto di indossare il velo in ufficio. In particolare, la decisione dei giudici riguarda il caso di una donna di fede musulmana, assunta nel 2003 come receptionist dall’impresa G4S in Belgio. All’epoca dell’assunzione, una regola non scritta interna all’azienda vietava ai propri dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche, filosofiche o religiose. Nell’aprile 2006, la signora ha informato il datore di lavoro del fatto che intendeva comunque indossare il velo. La direzione le ha comunicato che non sarebbe stato accettato, in quanto era considerato contrario alla “neutralità” a cui si atteneva l’impresa. Dopo aver rifiuto di rispettare la norma, la signora è stata licenziata, ed ha contestato tale licenziamento dinanzi ai giudici del Belgio, che a loro volta hanno chiamato in causa la Corte Europea. Per la Corte non ci sono dubbi, le imprese possono vietare alle proprie dipendenti di indossare il velo islamico sul posto di lavoro, ma anche qualsiasi segno visibile di tipo politico, filosofico o religioso. Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea infatti, il divieto non costituisce una discriminazione. I giudici, nella sentenza, fanno sapere però che il divieto può invece costituire una discriminazione indiretta qualora venga dimostrato che riguardi unicamente un solo specifico simbolo religioso, politico o filosofico.


Prima regola per stare in affari: non denunciare i politici. Cominciano così i comandamenti di Salvatore Buzzi, l’uomo attorno al quale ruotava il sistema criminoso di mafia capitale.

Parlando in teleconferenza dal carcere di Tolmezzo, Salvatore Buzzi ha ricostruito la vicenda della gara per la manutenzione del cimitero del Verano, vinta dalla sua cooperativa ma poi assegnata ad altri, e della richiesta di una tangente da 100mila euro da parte dell’allora amministratore delegato di Ama Franco Panzironi.  Negli anni delle giunte precedenti al 2008, racconta Buzzi,  il cambiamento netto è avvenuto quando arrivò in Campidoglio la giunta guidata da Gianni Alemanno: “Eravamo di sinistra, non ci facevano lavorare”.

“Ora parlo, perché non mi frega più niente, ma all’epoca non me la sentii”, ha detto il ras delle cooperative, spiegando le difficoltà a cui sarebbe andato incontro se si fosse rivolto alla magistratura: “Non è che denunci Panzironi, l’amministratore della municipalizzata Ama dell’epoca Alemanno, e poi quelli di sinistra ti fanno lavorare, perché quelli dicono ‘questo ha denunciato Panzironi e poi denuncia pure noi’, non è credibile. Un Imprenditore che denuncia la politica è finito. Il sistema funziona così”.


Il Pd attacca Beppe Grillo: “Prima insulta e poi si dissocia dal suo blog”
Alla querela indetta dal tesoriere del PD Francesco Bonifazi, riguardante un post sul suo blog lo dove lo aveva accusato di essere “colluso” con criminali. Beppe Grillo ha deciso di difendersi cosi: “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog, né degli account Twitter, né dei Tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul Blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. Secondo quanto riporta in un post su Facebook il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha scelto di difendersi così nella memoria difensiva in risposta alla querela del Pd. Il Pd va all’attacco. “Cioè scrive insulti e poi finge di non sapere chi è stato? Una sola parola: vergognati, caro Beppe Grillo”

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