La FINTA scissione del PD



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LA FINTA SCISSIONE DEL PD

I media non fanno altro che sottolineare problemi e divisioni tra i 5 stelle, ma intanto il PD si divide, per finta,anche se in modo rocambolesco, con diserzioni e ripensamenti, ma di fatto qualcuno dice e, qualcuno ci crede pure, che il DP lascia il PD. Ora al di là delle dichiarazioni ufficiali e del polverone suscitato, la prima cosa che ci domandiamo è perché, chi oggi dice me ne vado sbattendo la porta, non abbia palesato prima la sua distanza dalle linee del partito e del Governo? È troppo facile dire me ne vado perché Renzi ha fallito, quando fino al giorno prima si è sostenuto il suo governo e votato tutte le sue leggi. Comunque parte dell’equipaggio fa ammutinamento e abbandona la nave e il Capitano. Certo che anche Renzi, come capitano non ha dimostrato un grande onore, dicendo che abbandonava la politica per poi tornare immediatamente alla ribalta. Insomma, quando il 4 Dicembre la nave è affondata, ha fatto come Schettino: scialuppa di salvataggio e via! Pronti per nuove elezioni!

Ammettiamo pure che i secessionisti siano in buona fede, ma se erano così smaniosi di dare un taglio col passato perché si sono chiamati DP. DP capite? PD-DP. Ma ci prendono per il culo?

Allora noi ci siamo fatti delle domande e c’è sorto qualche dubbio, che forse non si tratti di ragioni di fondo, di distanza di vedute, ma di mero calcolo. E quindi qualche calcolo ce lo siamo fatto anche noi:

Al di là delle recenti acrobazie, Emiliano resta e si candida, come Orlando,al prossimo congresso. Probabilmente lo perderà, ma in quanto opposizione gli sarà riconosciuta una quota. Questo significa posti in lista, di quelli buoni, e a Emiliano basta e avanza.

Mentre il neonato DP, se fosse un profumo sarebbe un falso di quelli che si trovano sulle bancarelle ambulanti, che hanno colori, caratteri e grafica del tutto simili agli originali, cambia solo una lettera nel marchio. Un po’ come la cola che compri al discount. Insomma un prodotto studiato appositamente per trarre in inganno l’acquirente e sottrarre una piccola fetta di mercato al marchio originale. In termini commerciali si dice sfruttare la scia di un prodotto di successo. Curiosamente però il DP sta facendo di tutto per smarcarsi e prendere le distanze dalla Politica di Renzi. Dove pensano di raccogliere i loro voti D’Alema e Bersani? Non certo tra i democratici e i centristi che continueranno a sostenere Renzi e il PD. Quindi mirano a conquistare la parte dell’elettorato di sinistra delusa dalle politiche di Renzi, magari alleandosi con la sinistra extra-pd già esistente come Sinistra Italiana e il gruppo di Pisapia.

Ma soprattutto all’ampia fetta di elettorato di sinistra deluso dalle politiche del Pd renziano, che attualmente ingrossano le fila degli astenuti e degli indecisi. Si tratta di un bacino elettorale importante, che potrebbe risultare decisivo per sostenere un eventuale Governo PD alle prossime elezioni.

La domanda ci sorge spontanea: ma non è che si sono divisi per lottare su due fronti elettorali diversi, in modo da racimolare più voti possibili e poi unirsi per formare il Governo? Non sarebbe una novità, direbbero che è un governo di unità nazionale, perché le urgenze del paese sono più importanti, come già accaduto in passato.

Ma in questo gioco delle tre carte di cui si è reso protagonista Emiliano, forse ci sono anche altri risvolti.

I recenti fatti di cronaca, con il padre di Renzi che rischia l’arresto,   prospettano infatti un altro scenario: Non è che i secessionisti se ne sono andati di fretta e furia proprio perché stava per scoppiare il caso Consip? Non è che Emiliano ha fatto marcia indietro per lo stesso motivo? L’inchiesta intorno al più grande appalto d’Europa potrebbe infatti travolgere il PD e affossare definitivamente l’ex Premier e a quel punto inizierebbe la fuga degli elettori dal partito.

Rifacciamo i conti: Emiliano resta,  così fatto fuori Renzi, si prende il PD, o  al massimo se lo spartisce con Orlando. Un PD certamente ridimensionato ma pur sempre un bel partito. Il DP invece raccoglierebbe gran parte degli elettori delusi che lascerebbero il PD. E dopo le elezioni tutti di nuovo a tavola insieme per spartirsi le poltrone.

Ecco qui il gioco è fatto. Sembra che nel PD anche cambiando l’ordine delle tre carte il risultato non cambi!  Insomma la scissione, potrebbe essere soltanto un’operazione per aumentare il bacino elettorale, sfruttando target diversi.

Chiamatela pure fantapolitica, ma comunque si giri la frittata, sembra che l’unica preoccupazione del PD, non sia quella di puntare su un programma vincente,  ma  di arrestare l’ascesa del M5S ed impedirne la vittoria alle prossime elezioni.

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