Per il JobsAct voluto dal PD, se sei malato sei da licenziare



Condividi sui social!

Oggi vogliamo parlarvi del licenziamento per scarso rendimento previsto nel JobsAct.

Prima di tutto bisogna fare una premessa: in precedenza per lo Stato Italiano, un lavoratore aveva il diritto di non essere licenziato quando assente dal lavoro per cause di malattia. Durante il periodo della malattia o meglio, periodo di comporto, il datore di lavoro non poteva licenziare il dipendente in alcun modo ma doveva attendere il superamento del limite massimo di malattia ammessa per legge. Di recente però, la Cassazione e il Tribunale di Milano hanno elaborato una nuova ipotesi di licenziamento del dipendente in malattia, che semplifica la vita al datore di lavoro, ma la complica al dipendente.

Vediamo perché!

Ora si può licenziare senza tener conto del periodo di comporto, purché sia provato che l’assenza del lavoratore provochi un danno all’organizzazione dell’azienda. Un imprenditore può fregarsene della malattia, purchè riesca a provare che per la sua azienda c’è stato un danno, e che magari quel danno l’ha causato proprio l’assenza del dipendente. Chiaro il concetto? Se siete lavoratori dipendenti, pregate di godere sempre di buona salute, altrimenti dovrete per forza contenere i vostri giorni di malattia. E state molto attenti, perché se non lo fate, l’azienda per cui lavorate potrebbe licenziarvi seduta stante per un ipotetico “disservizio” che voi avreste causto.

Quando il dipendente è assente spesso per malattia, si configurerebbe l’ipotesi di scarso rendimento, secondo la quale il lavoratore “non è in grado più di produrre secondo i ritmi necessari all’azienda”. Ma cosa significa? Be’, pensate, ad esempio, agli aggiornamenti sulle novità lavorative del settore. Un lavoratore che sta per troppo tempo assente, non si aggiorna più e questo causa un danno all’azienda. Un danno che può essere addirittura superiore nel caso in cui le assenze mettano il datore di lavoro nella condizione di dovere trovare il prima possibile un sostituto. Con il Jobs Act, per licenziare un dipendente non serve più dimostrare il giustificato motivo , la sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa, o l’impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse. Il datore di lavoro deve solo dedurre e allegare il superamento del periodo di comporto. Questa condizione è necessaria e sufficiente a legittimare la risoluzione del contratto di lavoro.

Per quanto riguarda il licenziamento per scarso rendimento previsto nel Jobs Act, non conta tanto la malattia in sé, quanto le assenze che fate. In pratica, se in azienda non ci siete perché state male, è possibile che queste assenze determinino il vostro scarso rendimento e che quindi incidano negativamente sulla produzione aziendale. Tutto questo è stato stabilito dalla Corte di Cassazione che legittima il licenziamento di un dipendente per le ripetute assenze “agganciate” ai giorni di riposo, in quanto avrebbero determinato “scarso rendimento ed una prestazione lavorativa non proficuamente utilizzabile per il datore di lavoro, incidendo negativamente sulla produzione aziendale”. Insomma, per il Jobs Act l’interesse dell’azienda viene prima della salute dei lavoratori, che perdono un altro tassello del grande mosaico dei propri diritti. Un mosaico di cui nessuno si prende più cura, purtroppo. E tutto questo è stato possibile solo grazie ai governi del PD. Rivotateli !

Comments are closed.