Il MOSE è affondato



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IL MOSE E’ AFFONDATO

Il Mose non funzionerà, questa in estrema sintesi è la diagnosi del prof. Paolucci, esperto dell’ex Magistrato alle Acque. Gli “espertoni” della politica e delle grandi opere hanno ancora una volta bruciato un mare di soldi pubblici, mare che ora rischia di inondare non metaforicamente l’Italia.

La mega-struttura presentata in pompa magna, che ha prosciugato i fondi della Legge Speciale per anni e che doveva salvare Venezia dalle acque, non funzionerà, perché il Mose ha problemi strutturali. Nello studio tecnico viene scritto che l’acciaio con cui sono state costruiti i perni delle cerniere non è quello del progetto e dei test. C’è dunque la possibilità di corrosione dei materiali delle cerniere, cuore dell’intero sistema da 5 miliardi e mezzo di euro, con la possibilità di un cedimento strutturale della paratoia. La situazione è grave secondo il professore, al punto che potrebbe far slittare il completamento dell’opera previsto per il giugno 2018. La natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi rende quest’ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall’ambiente marino.
Altri problemi riguardano invece la vernice: «Abbiamo l’assoluta convinzione», si legge nella relazione finale, «che la protezione offerta dalla vernice non sia nè totale né duratura».
Ad eccezione di Treporti, le paratoie che hanno lo zinco protettivo non sono ancora state montate sui cassoni, sott’acqua da tre anni, e senza la protezione la corrosione avanza. Per il MOSE, non è prevista la manutenzione se non dopo cento anni e quindi c’è la seria probabilità che la corrosione provochi danni strutturali e dunque il cedimento della paratoia. Davanti a questa “grande opera”, o meglio, a questa grande mangiatoia per i soliti noti, i burocrati di stato hanno già trovato la soluzione per salvare la faccia e per non essere responsabili davanti alla legge.

“Se il materiale impiegato per realizzare le cerniere non sarà all’altezza delle aspettative, lo Stato si rivarrà, facendo causa, sui costruttori e sui progettisti. Perché lo Stato non può pagare errori commessi da altri”. Queste sono le parole di Roberto Linetti, provveditore alle Opere Pubbliche del Veneto. Amici di social tv, ma secondo voi lo Stato non poteva e non doveva accorgersene prima? Siamo di fronte a un quadro disastroso, che ha due responsabili principali: il primo è l’acciaio. Emergono infatti differenze sostanziali tra l’acciaio utilizzato per i test e quello poi utilizzato nella costruzione delle 158 cerniere. L’acciaio usato nel progetto, scrive Paolucci, era acciaio inox superduplex prodotto dalle Acciaierie Valbruna di Vicenza. Il secondo invece, quello usato per la realizzazione del MOSE, proviene con ogni probabilità dall’Est e si tratta di una lega diversa e di costo ovviamente inferiore”.

Il secondo responsabile è il mondo politico che non è solo arrugginito ma è proprio marcio.

Dovete sapere amici che per ora quest’opera ci è costata 5,6 miliardi di soldi pubblici, ma i conti sono fermi al 2014. Di questi 5,6 miliardi è già stato dimostrato che almeno il 20% è finito in tangenti e consulenze. Stiamo parlando quindi più di oltre miliardo di euro spartito tra i soliti.

Quante cose si sarebbero potute fare in Italia con tutti questi soldi? A voi i commenti.

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