Il paradiso di aziende finte a Londra e noi dobbiamo giustificare tutto



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Noi dobbiamo giustificare ogni centesimo in Europa ma a Londra esistono migliaia di aziende FINTE con grossi capitali

Qualcuno ha tentato di «clonare» Telegram, l’app di messaggistica criptata concorrente di Wathsapp? Oppure ignoti hackers stanno cercando di screditare il suo ideatore, il russo Pavel Durov, proprio mentre le autorità di Mosca chiedono a Google e Apple di rimuovere l’app dai propri store in una battaglia che potrebbe portare al bando di Telegram dalla Russia?

Il mistero si infittisce, perché il 28 febbraio una ignota mano ha registrato in Gran Bretagna una società «gemella» di Telegram – la Telegram Open Network Limited -, una Private limited company con un capitale stratosferico (800 milioni di sterline). Stando al certificato di iscrizione, la società è stata fondata da Pavel Durov, che ricopre anche la carica di ceo. Senonché la stessa Telegram si è affrettata a dichiarare che «si tratta di una truffa, nessuna società del genere è stata registrata da Pavel». Che dietro la «fake» Telegram ci sia soltanto un truffatore o che si tratti invece di una precisa regia con connotazioni politiche forse non si saprà mai. Ma il caso Telegram è soltanto l’ultimo caso di una catena di episodi che testimoniano quanto sia facile registrare in Gran Bretagna una società fittizia utilizzando dei prestanome. Secondo un rapporto che sarà pubblicato nei prossimi mesi da Global Witness, un’organizzazione non governativa attiva nella lotta alla corruzione e allo sfruttamento dei paesi poveri, 4mila bambini di età inferiore ai due anni risultano proprietari di società registrate in Gran Bretagna.

E c’è anche il caso di una società il cui azionista di controllo deve ancora nascere.

Gli esperti di Global Witness hanno setacciato il nuovo Registro dei beneficial owners istituito nel 2016 in Gran Bretagna. Il registro costituisce uno sforzo di trasparenza notevole per un paese che sui paradisi fiscali e sulle società offshore fonda una cospicua parte delle sue ricchezze. La Gran Bretagna è stato infatti il primo paese a istituirlo ma ci sono numerosi aspetti ancora da migliorare. Non è certamente contrario alla legge che dei bambini siano i beneficiari di una società, ma il numero così alto di lattanti proprietari di ricchezze fa sorgere qualche interrogativo. Dall’indagine, per esempio, emerge che cinque persone controllano da sole più di 6mila società e che più del 40% dei beneficial owners di Scottish Limited Partnership (una forma giuridica societaria prevista dalle leggi scozzesi) sono persone fisiche nate nelle ex repubbliche sovietiche oppure società domiciliate in quei paesi.

Può anche accadere che nell’arco di uno stesso giorno una società londinese nomini come amministratori Bin Laden, Mubarak e Gheddafi.

È successo il primo ottobre 2009 alla Deltacap Uk Limited, una società di pompe funebri poi ridenominata Wgmkz Cheap Funeral Director Ltd, dissolta il 10 agosto 2013 per insolvenza. Nel registro britannico della Companies House si può trovare anche la Sivam restaurant Limited, fondata nel 2016 e liquidata due anni dopo dal suo proprietario, un certo Xxx Stalin, iscritto come cittadino francese nato nel 1969. Sono ormai famosi anche i casi denunciati dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. In una intervista al Sole 24 Ore online, il magistrato aveva raccontato che nel Registro britannico esisteva una società italiana (inesistente in Italia) «che si chiama Banda Bassotti Company, che ha svolto tale incarico per un giorno, la cui sede è in via dei 40 ladroni nel Comune di Ali Babbà in Italia. In un altro caso – proseguiva Gratteri – è stato rilevato che uno degli amministratori (italiano) di una società costituita a Londra era stato registrato come il signor Ladro di Galline. La società in questione nel 2010 presentava un capitale sociale di 90 milioni di sterline interamente versato».

Lo scorso novembre il Sole 24 Ore aveva registrato (fermandosi un passo prima della formalizzazione) una società denominata Latitante24 controllata fittiziamente dal boss mafioso Matteo Messina Denaro e domiciliata al numero 10 di Downing Street, abitazione del Primo ministro britannico. Una provocazione, naturalmente, realizzata per dimostrare quanto sia facile creare finte società in Gran Bretagna comodamente seduti davanti al proprio computer e con una spesa di poche sterline. I controlli infatti sono insufficienti, anche se Companies House aveva affermato in quella occasione al Sole 24 Ore che «tutte le iscrizioni sono soggette a più di 240 controlli interni prima che la registrazione di una società venga approvata. Lo scorso anno il team dedicato ai controlli di Companies House ha realizzato più di 3 milioni di ulteriori controlli per conservare l’integrità del registro». Ma adesso il registro delle società britanniche, forse sull’onda degli articoli di stampa pubblicati in diversi paesi, sta cercando di correre ai ripari.

Lo scorso mese è stata comminata la prima multa contro il falso inserimento di dati nel registro delle società.

L’imprenditore Kevin Brewer è stato infatti condannato a pagare 12mila sterline per aver creato nel 2016 false società a nome di un ex politico. Brewer aveva però dichiarato pubblicamente di aver registrato le false società per denunciare la fragilità del sistema di registrazione delle società. La giustizia britannica ha dunque condannato un whistleblower, ma la finta Telegram, Mubarak, Bin Laden e Gheddafi sono ancora lì, nel registro delle società. Insieme a Ottavio il ladro di galline.

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