Dio fai un miracolo e cancella il Vaticano



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Oro, soldi, case e immobili per valori miliardari tutte nelle mani del Vaticano

Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarme e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore»

Cosi parlava Gesù nel vangelo secondo Matteo.

Da duemila anni, la Santa Romana Chiesa ha sempre interpretato la parabola a modo suo: infischiandosene altamente. Se il denaro è lo sterco del diavolo, in Vaticano sembra valere invece il detto “pecunia non olet”: lingotti e monete d’oro, banconote di ogni valuta, proprietà immobiliari sterminate sono state ammucchiate nei secoli da preti, vescovi e cardinali, e la ricchezza ha assunto proporzioni bibliche. Se è quasi impossibile quantificarla con esattezza, “l’Espresso” ha letto una mole significativa di documenti top secret e può oggi fare luce per la prima volta su una parte importante del tesoro di Dio e sulla guerra interna che si sta combattendo per metterci le mani. Spulciando una relazione segreta della Cosea, la dissolta Commissione referente sull’organizzazione della struttura economica del Vaticano, si scopre, per esempio, che «le varie istituzioni vaticane gestiscono i propri asset e quelli di terzi a un valore dichiarato di 9-10 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi in titoli, e uno di immobiliare».

Leggendo il bilancio mai pubblicato dell’Apsa, si capisce che parte importante del tesoro è nascosto proprio all’Apsa, che a differenza dello Ior non ha mai reso noti i suoi conti.

Dopo che uno dei suoi contabili, monsignor Nunzio Scarano, è stato arrestato per riciclaggio, corruzione e truffa, il Santo Padre ha deciso di mettere il naso anche lì. Infine, “l’Espresso” ha trovato anche spese e ricavi di decine di enti pubblicati nel 2013: dalla Segreteria di Stato alle nunziature estere, passando per Radio Vaticana e il Governatorato. Leggendo questi i bilanci è evidente che le spese della curia (case, segretari, viaggi, sicurezza, rappresentanza) sono ancora senza controllo. La caccia al tesoro inizia da Place Vendôme, nel centro di Parigi. A pochi metri dall’Hotel Ritz, a rue de Rome, una società francese controllata dall’Apsa possiede alcuni tra i più prestigiosi immobili della zona. La Sopridex Sa cioè società anonima, ha avuto inquilini famosi (come François Mitterrand) e oggi ha attività iscritte a bilancio che arrivano a 46,8 milioni di euro. Il personale comprende «un direttore, tre dipendenti, addetti alle pulizie», e la bellezza di «16 portieri». Ma l’Apsa controlla anche dieci società svizzere (tra cui la misteriosa Diversa Sa, l’Immobiliere Sur Collonge e l’Immobiliere Florimont) che, insieme alla Profima Sa, gestiscono proprietà e terreni nella confederazione elvetica e in mezza Europa.

Tutte insieme valgono 18 milioni.

«Va ricordato che storicamente il bilancio dell’Apsa sottostima, per questioni fiscali, i valori dei palazzi di sua proprietà», spiega una qualificata fonte dell’istituto che ha sede nel Palazzo Apostolico. «Inoltre quelle svizzere sono società non consolidate: in pancia potrebbero avere molto più di quanto dichiarato». Se è noto che la società Profima è stata aperta a Losanna nel 1926 e che fu utilizzata da papa Pio XI per nascondere all’estero parte dei “risarcimenti” che la Chiesa ottenne grazie ai Patti Lateranensi stipulati con il regime fascista, la holding Diversa è praticamente sconosciuta. Fondata a Lugano nell’agosto del 1942, mentre si combatteva da Stalingrado ad El Alamein, risulta oggi presieduta da Gilles Crettol. Un avvocato svizzero che gestisce gli interessi del papa Oltralpe: il suo nome spunta quasi in tutte le altre società elvetiche. Fino a qualche tempo fa il referente italiano era invece Paolo Mennini, ex numero uno della sezione “straordinaria” dell’Apsa (quella che comprende investimenti e titoli, la sezione “ordinaria” si occupa degli immobili). In seguito allo scandalo Scarano e a una due diligence sui conti operata dalla McKinsey, gli uomini di papa Francesco hanno deciso di farlo fuori: nei cda delle società svizzere, è così comparso Franco Dalla Sega, presidente della bazoliana Mittel e manager di fiducia del nuovo boss delle finanze vaticane, il cardinale George Pell che proprio ieri è finito a processo per abuso sessuale su minori. Il Vaticano possiede società immobiliari anche in Inghilterra (la British Grolux Investments Ltd, fondata nel 1933, gestisce oggi a Londra attività per la bellezza di 38,8 milioni di euro inclusi negozi di lusso in New Bond Street) e, ovviamente, in Italia: oltre allo sterminato forziere di Propaganda Fide ribattezzata Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, ha un patrimonio stimato, al netto della crisi immobiliare, di circa 7 miliardi. L’Apsa controlla pure le società Sirea e Leonina, che a bilancio valgono oltre 16 milioni.

Tra affitti a privati e locazioni commerciali tutte le sigle che fanno capo all’Apsa hanno ricavato nel 2011 circa 23,5 milioni di euro.

Il bilancio finale dell’Apsa è impressionante. Case e appartamenti sparsi in Europa nel 2013 hanno toccato il valore complessivo di 342 milioni, ma quello del portafoglio investimenti in euro ha superato la bellezza di 475 milioni, a cui bisogna aggiungere titoli per 137 milioni di dollari, 33 milioni di sterline e 17 milioni di franchi svizzeri. Un tesoro che vale complessivamente più di un miliardo, e che oggi gestiscono in tre: Dalla Sega, nominato super consulente; il presidente dell’Apsa e il segretario. «Se gli immobili dell’Apsa valgono più di quanto riportato in bilancio, anche sull’oro ci sono molte cose che non tornano». Già: leggendo i dati riservati del 2013 si scopre che l’Apsa detiene metalli preziosi per «30,8 milioni di euro una voce che corrisponde a 32.232 once in lingotti e a 3.122 once d’oro monetato. Qualcuno, però, sospetta che parte importante delle riserve auree del Vaticano che per alcune stime interne della segreteria di Stato parlano di un controvalore di 140 miliardi di euro, il doppio di quanto conservato dalla Banca d’Italia, sia conservata nei forzieri svizzeri e in Inghilterra.

Questa è la POVERA chiesa e il Vaticano benefattore e amato da miliardi di persone. Io proporrei un bel sequestro e relativa vendita di tutto e il malloppo lo usiamo per cancellare la fame nel mondo. Che ne dite, potrebbe bastare ?

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